Archivio | dicembre, 2010

Daniela Santanché

27 Dic

 

Se è vero che il modo di esprimersi di un essere umano, le parole che usa per comunicare, le idee che risultano centrali nei suoi ragionamenti, sono uno dei pochi indicatori realmente validi del suo modo di essere, Daniela Santanché, viste le infinite partecipazioni televisive, non ha molti segreti per i suoi malcapitati esegeti. I Malavoglia di Giovanni Verga, dunque, ci sembra un libro per lei sufficientemente pedagogico.  Nonostante si tratti di un classico, nonostante narri vicende ambientate negli appena successivi all’unità d’Italia, è ancora spaventosamente attuale. Perché oggi come allora, forse più di allora, esiste chi ha il problema della sussistenza, e che la sussistenza non si risolve ottemperando alla mancanza del pane con una fornitura di brioches. Insomma, Daniela Santanché, operando una dilatazione temporale facile facile, dovrebbe rendersi conto che non tutti trascorrono le giornate dedicando le proprie capacità di problem solving a stabilire quali siano, gettone dopo gettone, party dopo party, ricevimento dopo ricevimento, salotto dopo salotto,  i più sciccosi accostamenti tra scarpe, borse e ombretti da offrire in dono allo sguardo dei commensali. Tale consapevolezza potrebbe insinuare, in seconda istanza, il dubbio che per la carriera politica sia necessaria qualche virtù in più che intendersi d’alta moda per signore.

Giovanni Verga, I Malavoglia, Garzanti 2007, LXXVII ed., pag. 279. e.7,50.

Silvio Berlusconi

26 Dic

Ridemmo infatti. E nel ridere ci piacemmo gli uni agli altri fino allo sfinimento, fino a cadere stremati in un deliquio in cui ancora a tratti crepitavano, come in un fuoco non del tutto spento, le fiammelle della nostra euforia. A Canio Spinato, detto u diavelucchie, tutto quello che interessa nella vita è far ridere, strappare a suon di battute una felicità che assomiglia a sollievo, specchiarsi nel sorriso degli altri e scoprire che piace, anche se la natura non gli ha regalato altro che questo desiderio disperato. Basterebbe lui a giustificare il regalo de La battuta perfetta di Carlo D’Amicis a Silvio Berlusconi. Un presente, appunto, perfetto non solo perché c’è un personaggio che porta il suo nome, ha fondato le maggiori tv private del paese e consegna liste di fanciulle da accontentare con doni e comparsate in reality e soap pomeridiane. Non solo perché c’è un delizioso inventario delle sue migliori barzellette, o il racconto di un mondo in cui le raccomandazioni sono “slanci d’amore” e il favoreggiamento della prostituzione uno Stranamore ante litteram. Ma anche perché nell’uomo provato e risentito che non è riuscito metaforicamente a farsele tutte e a conquistare il mondo, femminile e non solo, c’è un po’ del premier stremato di questi tempi: riconoscersi e riscoprire la sua primigenia vena comica potrebbe avere una funzione terapeutica e rendere al suo splendore il migliore dei nostri clown. A ognuno il suo talento.

Carlo D’Amicis, La battuta perfetta, minimum fax 2010, p. 368, e.15

Belén Rodríguez

24 Dic

Ma i mostri selvaggi gridarono: “Oh, non andartene – noi ti vogliamo mangiare – così tanto ti amiamo!” In Nel paese dei mostri selvaggi, Max con la sua maschera di lupo feroce monta su una barca e arriva in un luogo stranissimo, i cui abitanti sono esseri dalla mole sproposita e la testa gigantesca, hanno grandi zanne e un pelo foltissimo, ruggiscono terribilmente e digrignano i denti. Ma Max urlando A cuccia! li spaventa e diventa il loro re, il mostro più selvaggio di tutti, e con corona e scettro li trascina a ballare sotto la luna piena e ad arrampicarsi sugli alberi, in una ridda selvaggia. Finché non si stufa, si sente solo e desidera essere in un luogo dove c’è qualcuno che lo amava più di ogni altra cosa al mondo. I mostri non sono d’accordo e per eccesso d’amore sarebbero capaci di arrivare a mangiarlo, pur di possederne un pezzetto, pur di trattenerlo ancora un pochino. A (María) Belén Rodríguez (Cozzani) questa storia illustrata, perché dopo averci insegnato a sopravvivere in sua compagnia a L’isola dei famosi, a ridere su Scherzi a parte e tirare calci al pallone prima di ogni 90° minuto, si accorga che gli animali selvaggi presso cui ha deciso di fermarsi non sono famiglia e, soprattutto, delusi, possono rivoltarsi e sbranarla se non sarà abbastanza lesta a risalire sulla barchetta verso la sua cameretta e una cena che era ancora calda.

Maurice Sendak, Nel paese dei mostri selvaggi, Babalibri 1999, p.44, e. 12,50, trad. di Antonio Porta

Giorgia Meloni

24 Dic

Vorremmo che il nuovo anno s’aprisse con una rivoluzione linguistica. Come in un racconto di Rodari ameremmo ritrovarci in un mondo epurato dalla parola gioventù e i suoi annessi: uno stato di perenne incipienza, in cui non si ha mai il diritto di essere effettivamente qualcosa. In particolare, oggigiorno l’assenza di diritto coincide con la mancanza di mezzi di sostentamento ma, come spiega il ministro del caso, Giorgia Meloni, questo è il frutto delle «scelte politiche del passato [che] hanno garantito trattamenti e favori molto al di sopra delle reali possibilità dello stato».
In un libercolo a sua firma, dal titolo inconsapevolmente sarcastico di “Buon lavoro!”, il meno anziano dei ministri della storia repubblicana infarcisce di citazioni dotte il vademecum del galoppino del terzo millennio (lo stagista), mostrando una notevole incertezza sul fronte dei generi letterari (e non solo).
Inizia la sua pubblicazione edificante con una citazione da Shining, l’horror movie di Stanley Kubrick, come a rimarcare che, dopo la pernacchia di “Buon Lavoro!”, bisogna preparare i disoccupati con lode almeno al ‘genere’ di esperienza che stanno per vivere: un capolavoro dell’orrore!
Legga allora il Ministro uno che la teoria aristotelica dei generi letterari ce l’ha ben chiara e imbocca la strada del sermone cattolico sul merito e il privilegio fin dalle prime pagine, Pier Luigi Celli, La generazione tradita. Gli adulti contro i giovani. Ma se si risponde al dirigente LUISS in crisi per i suoi costosissimi laureati disoccupati con il ministro trentenne senza portafoglio e senza laurea, si capisce bene come vadano davvero le cose.
Basterebbe smettere di sfornare brutti libri e iniziare ad agire in concreta attuazione dei propri propositi, meglio se non sono stati scritti prima.

Pier Luigi Celli, La generazione tradita. Gli adulti contro i giovani, Mondadori 2010, p. 134, e. 17.

Maurizio Gasparri

22 Dic

Non siamo così inclini all’utopia da pensare che Maurizio Gasparri possieda le risorse per intraprendere e portare a termine con più o meno profitto la lettura di un intero libro. Per cui, il nostro consiglio, è di dedicarsi a un’opera essenzialmente composta da figure, con qualche didascalia. Siamo sicuri che visionare Questa è la guerra! Robert Capa al lavoro. Catalogo della mostra (Milano, 27 marzo-21 giugno 2009), sia comunque un’esperienza formativa di straordinaria importanza. Foto di guerra, scatti che testimoniano la sofferenza dei soldati in cui essa scava nella carne e nell’anima, testimonianze di devastazioni, volti, corpi feriti, la ubiqua sensazione di morte che pervade ogni fotografia, dovrebbero riuscire a stimolare le corde della sua sensibilità primaria. Perché si convinca che in qualsiasi conflitto sociale esistono sempre potenti con i mezzi per soggiogare e impotenti che vengono soggiogati. in modo che abbia il coraggio di riconoscersi tra i primi, rinunciando alla recita della propria innocenza.

 

 

Richard Whelan, Questa è la guerra. Robert Capa al lavoro. Catalogo della mostra (Milano, 27 marzo-21 giugno 2009), Contrasto Due 2009, e.49, pag.287, trad. M. Lanzarotti.



Enrico e Carlo Vanzina

22 Dic

Roberto: Papà, a te t’ha fregato il benessere. Tu facevi il capo mastro! Invece oggi c’hai i soldi e te scandalizzi. M’hai mandato in America, a New York, tsz, noi semo de Frascati! A papà e piantala… e poi, mamma gioca a Gin al circolo Canottieri e se veste da Versace? Tu metti l’orologio al polso come Gianni Agnelli? E io vado a letto co Leonardo Zartolin, perché nun se po’?
Giovanni: No, nun se po’, nun se po’! Comunque è tutta corpa tua.
Sig.ra: Ah sì, è corpa mia se c’abbiamo er fjo frocio!
Roberto: Eeeeeh frocio… bisex… moderno moderno mamma, ecco moderno!
Giovanni: Moderno? Moderno un par de palle!!! Oddio, io me sento male. Senti la vena, senti la vena come batte! E j’avevamo dato pure la governante tedesca a lui. Mo te la saluto la Frora.
Roberto: E ‘a fauna… papà…. Fräulein!
Sig.ra: Ma statte zitto che io nun ce parlo co un ignorante cafone frascataro come te.
Giovanni: Ha parlato Susanna Agnelli, ma vedi come vai in giro? Me sembri no spaventa passeri.
Sig.ra: E tu un cassamortaro!
Giovanni: Oh dimme un po’ mo, sta Samantha ma… ma che me rappresenta?
Roberto: È un’amica… l’ho anche castigata!
Giovanni: Che vor dì castigata?
Roberto: Uuuh, papà so modernooo, castigo la straniera e vado a letto co Zartolin. Pensa che ci diamo ancora del lei..Zartolin, tenga, la mutanda!
Giovanni: Roberto, è tuo padre che ti parla: ma vedi d’annà a fanculo!

Questo si urlavano Roberto Covelli (Cristian De Sica) e Giovanni Covelli (Riccardo Garrone), in una scena di Vacanze di Natale, 1983, regia dei fratelli Vanzina.
Enrico e Carlo Vanzina, i cantori del generone romano, della Roma dei Parioli e del Circolo Canottieri Aniene di cui sono soci , nonché amici fraterni del presidente Giovanni Malagò (oggi indagato per abuso edilizio nell’inchiesta sui Mondiali di Nuoto). I Vanzina, oltre a molti film di cassetta, ci hanno regalato due film indimenticabili, “Sapore di Mare” e Vacanze di Natale.
Senza quest’ultimo anche un capolavoro della letteratura come Persecuzione di Alessandro Piperno sarebbe stato diverso, una scena sicuramente.
Ecco cosa consigliamo ai fratelli Vanzina.
E siccome siamo sotto le feste, vi facciamo i nostri migliori auguri con Giovanni Covelli: “E anche questo Natale se lo semo levato dalle palle!”

 
Alessandro Piperno, Persecuzione, Mondadori 2010, p. 417, e. 20

Giuseppe Pecoraro

20 Dic

  

C’è una degradazione dell’umano ad animale, dove l’animale è rappresentato come fuori controllo, e diviene necessario privarlo totalmente della libertà. A Giuseppe Pecoraro, prefetto di Roma, in vista delle manifestazioni di piazza dei prossimi giorni, Vite precarie di Judith Butler, non perché la riforma dell’università abbia lo stesso impatto sull’ordine pubblico dell’11 settembre, o perché i fermi degli studenti ricordino le detenzioni infinite di Guantanamo, ma perché qualunque sospensione della vita di un animale politico, di un cittadino, votante o meno, è una sospensione della tutela della legge ed essa stessa un esercizio tattico e dev’essere intesa all’interno degli obiettivi più ampi del potere. Per un uomo d’ordine e non di governo, la deroga pretestuosa dei diritti e del loro libero esercizio probabilmente pone dei dubbi di liceità, nella Butler la griglia teorica per sentirsi rinfrancato nel proprio spaesamento.

Judith Butler, Vite precarie, Meltemi 2004, p. 192, e. 15, a cura di Olivia Guaraldo