Giuseppe Pecoraro

20 Dic

  

C’è una degradazione dell’umano ad animale, dove l’animale è rappresentato come fuori controllo, e diviene necessario privarlo totalmente della libertà. A Giuseppe Pecoraro, prefetto di Roma, in vista delle manifestazioni di piazza dei prossimi giorni, Vite precarie di Judith Butler, non perché la riforma dell’università abbia lo stesso impatto sull’ordine pubblico dell’11 settembre, o perché i fermi degli studenti ricordino le detenzioni infinite di Guantanamo, ma perché qualunque sospensione della vita di un animale politico, di un cittadino, votante o meno, è una sospensione della tutela della legge ed essa stessa un esercizio tattico e dev’essere intesa all’interno degli obiettivi più ampi del potere. Per un uomo d’ordine e non di governo, la deroga pretestuosa dei diritti e del loro libero esercizio probabilmente pone dei dubbi di liceità, nella Butler la griglia teorica per sentirsi rinfrancato nel proprio spaesamento.

Judith Butler, Vite precarie, Meltemi 2004, p. 192, e. 15, a cura di Olivia Guaraldo

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