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Milena Gabanelli

10 Feb

Nella settimana “rosa” impossibile non regalare un libro a Milena Gabanelli, ideatrice e faccia di Report, che dal 1997 a dispetto di tutte le operazioni legali (per chi – chi??? – non avesse ancora avuto il piacere di ascoltare la lista dei querelanti e degli indennizzi richiesti qui il video da “Vieni via con me”) e di ogni ipotizzabile intimidazione, continua pertinace a raccontare dalla tv nazionale un’altra Italia. Un paese di sprechi e malaffare, una terra di sole ma senza l’eolico, di autostrade che mangiano l’asfalto e finiscono disperse in brecciolino, di aeroporti incastrati nei centri abitati e di piste di atterraggio la cui eccentricità ha rinnovato il senso della parola norma; un “patria” di immondizia prima che l’immondizia stessa diventasse un’emergenza da Protezione Civile. Il nostro paese nascosto sotto il fard dei servizi targati tg2 su questioni annose e scomode come “Gli italiani preferiscono il caffè o il cappuccino?” o “Come non farsi ingannare dai saldi”. Per quella sua aria da terra irredenta e perché con la sua laurea in DAMS sbugiarda ogni pregiudizio, regaliamo a Milena Gabanelli La promessa di Friedrich Dürrenmatt. Nel suo atteggiamento spassionato e appassionate ritroviamo il commissario Matthäi, l’impegno di una vita per imporre a una realtà di caos una forma logica, una promessa di senso che fino ad oggi Milena Gabanelli ha sempre mantenuto.

Friedrich Dürrenmatt, La promessa, Feltrinelli 2003, e. 7, trad. di S. Daniele

Maria de Filippi

29 Nov

Era entrato in casa e aveva detto Questa è Blimunda. Perché Baltasar pensava che a uno dovrebbe bastare di conoscere il nome, il nome e basta e aspettare tutta la vita per sapere il resto. A Maria de Filippi Memoriale del Convento di Josè Saramago. Perché non c’è bisogno di sapere tutto tutto tutto tutto di due persone per farle incontrare, o ritrovare. Perché a tutti capita di incontrare qualcuno ed essere felice anche senza l’audience. Perché ci sono persone che ballano, cantano e recitano da sole. Perché il trono è scomodo e le urla annoiano. Perché la gente che non è cresciuta nelle sacrestie, nemmeno ci ritorna. E nemmeno in quelle sacrestie più laiche in cui sono stati trasformati gli studi televisivi.


J. Saramago, Memoriale del Convento, Feltrinelli (1982), pp. 320, 8 eu [Traduzione di R. Desti e C. Radulet]