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Francesca Cipriani

7 Feb

“Un diamantino piccino. C’è scritto effe di Francesca piccolino d’oro, preferivo i soldi.” A parlare è Francesca Cipriani, ventisei anni, ex Grande Fratello, ex Pupa e il Secchione, nota anche per essere passata da una quinta a una settima di reggiseno (“credo che daranno al mio corpo ancora più sensualità. Con questo intervento vorrei che mi notassero e che mi dessero la possibilità di far vedere quel che so fare”). Il bracciale di cui parla, quello col diamantino piccino, è un regalo. Per questo oggi Francesca è su tutti i giornali, il sogno della sua vita – “vorrei che la mia foto fosse ovunque, non solo sui settimanali” – che si realizza. Ma non nel modo che aveva immaginato lei.
“Amore – scrive in un sms al suo agente, Lele Mora – mi ha detto Maristeli che il nostro amico domenica sera fa la cena a casa sua a Milano e vuole che noi coloradine andiamo a fargli vedere uno stacchetto… cosa devo dirgli che vado??? tvttttttb.” Risponde Lele Mora: “ok tesoro digli tutto ok ci vai”. Francesca è tra le ragazze di Arcore. Le ragazze che hanno preso parte alle cene del Presidente. Allegra, naif, occhi sgranati, risata da cartone animato, è amata da tutte le olgettine. Nessuna parla male di lei, anche nelle intercettazioni, la chiamano Francy, amore, stellina. E lei non parla male di nessuna, delle sue amiche, le sue colleghe, le sue coloradine adorate. Rassicura Giovanna, il suo tesoro, consola Barbara, il suo amorino (“questi sono gli inizi, dài”). E anche ora, in mezzo a tante accuse e recriminazioni, se le chiedi qualcosa lei non difende solo se stessa, parla a nome di tutte: sono ragazze perbene che non hanno fatto niente di male. Nessuno capisce l’incubo che stanno vivendo ora, non era questa la vita che volevano, il sogno per il quale hanno tanto lottato. Lei spera che questa bufera passi e torni tutto come prima. Com’era prima? bellissimo. E se dovesse finire tutto, se fosse costretta a ritornarsene a Sulmona, le dispiacerebbe tanto, le si spezzerebbe il cuore. Almeno però il suo sogno lo ha vissuto, anche se per poco. “Buonanotte stellina, – per usare le sue parole,- non prendere freddo che domani sarà una giornata lunghissima. Ti voglio tanto bene.” A lei vogliamo regalare Colazione da Tiffany (Garzanti, 2007), perché tra lei e Holly, quella ragazzina che piena d’incanto guarda le vetrine della gioielleria , una parentela c’è. E anche, drammaticamente, una grazia: “Se io trovassi un posto a questo mondo che mi facesse sentire come da Tiffany… comprerei i mobili e darei al gatto un nome”.


Truman Capote, Colazione da Tiffany, Garzanti (2007, traduzione di B. Tasso), p. 128, eu 13.

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