Archivio | novembre, 2010

Gianfranco Fini

30 Nov

Si sa, le cose cambiano, ma non tutte sono storicamente inevitabili. Se i vostri pruriginosi alleati vi risultano ormai del tutto invisi, non pensate solo a come sbarazzarvi di loro, cercate di capire se non siete incorsi in quel genere di svista fatale che vi farebbe scambiare perfino vostra moglie per un cappello. Sono noti ad esempio casi di clamorose trasformazioni: Gustave Perlemutter era stato un sassofonista bop ed era arrivato alla psicoterapia in tarda età, guarendo i suoi pazienti più rapidamente e più in profondità della rubrica di Cosmopolitan. Ma può diventare difficile seguire l’evoluzione di certe dinamiche eufemistiche, da “kapò” (2003) a ‘Mubarak ha una nipote coniglietta’ (2010). E tuttavia, si può ragionevolmente affermare che Alessandra Amoroso e Valerio Scanu siano solo gli effetti collaterali (Woody Allen, Bompiani, 2004) di una svista? Finì per menomare la mia percezione e quando non fui più in grado di distinguere mio fratello Morris da due uova alla coque mi congedarono.



W. Allen. Effetti collaterali, Bompiani (2004), pp. 141, 6 eu. [a cura di D. Luttazzi]

Marco Tronchetti Provera

30 Nov

Sistema sociale, sistema solare. Hilnur vive con il sussidio di disoccupazione, ha un padre semiscomparso, una madre che decide di esplorare l’altra metà del cielo, valuta le donne in corone islandesi e gira col telecomando sempre in tasca per lasciarsi l’impressione di decidere il palinsesto della vita di tutti. Ma nonostante tutto questo tempo che Hilnur dedica a se stesso, alle sue manie, a cercare di sedurre l’amica di sua madre e capire perché Herta Berlino è proprio la donna più brutta che ha incontrato, tutti, anche un feto abortito, hanno diritto a un quarto d’ora di celebrità. Per questo a Marco Tronchetti Provera, regaliamo 101 Reykjavik di Hallgrimur Helgason. Perché la celebrità è tale, anche se condivisa, anche senza una pensione privata.

H. Helgason, 101 Reykjavik, Guanda (2001), pp. 372, 13,43 eu

Maria Stella Gelmini

30 Nov

Pinocchio, come ben si sa, è un burattino molto vispo e molto amato dal suo creatore, mastro Geppetto. Anche Mariastella Gelmini è molto vispa e molto amata dal suo creatore, mastro Silvio. Purtroppo Pinocchio dicono che sia “un ragazzaccio, un vagabondo, un vero rompicollo…” e quando questi ribatte “Calunnie! Tutte calunnie!” al suo naso accade una cosa stranissima… Anche di Mariastella Gelmini dicono che sia un avvocato per caso, un politico per caso, un ministro per caso. Ma quando ella ribatte “Calunnie! Tutte calunnie!” cosa succede? E quando sostiene che la “sua” riforma “premia il merito e abolisce i privilegi” nell’università, non rischia forse di vedere cose strane accadere al suo naso? Prima che l’irreparabile succeda, le regaliamo Pinocchio di Carlo Collodi, una lettura che senz’altro le sarà utile


C. Collodi, Le avventure di Pinocchio, Bur (1999), pp. 202, 4,80 eu

Giulio Tremonti

30 Nov

Zhao Jia è il primo boia del ministro delle Punizioni, ha fatto dell’esercizio della tortura tutta la sua vita. Cercare il legno, tagliare i pali, preparare il cuoio delle cinghie per la pratica più complessa del sua macabra arte – il supplizio del legno di sandalo – fa parte di un rito, che in pochi riescono a eseguire. Zhao Jia non è un sadico, piuttosto insieme al condannato mette in scena uno spettacolo di purificazione, nel quale lui stesso è il primo a rischiare la vita per portare a compimento l’opera che l’impero gli chiede. A Giulio Tremonti regaliamo quindi Il supplizio del legno di sandalo di Mo Yan (Einaudi 2005), perché il sacrificio c’è se è condiviso, se chi lo richiede è disposto a rinunciare a sé come Zhao Jia. Perché forse è vero che per la gente comune, saper ingoiare torti è una fortuna, ma scenderebbero più lisci se ogni tanto il calice facesse un giro più ampio.

Mo Yan, Il supplizio del legno di sandalo, Einaudi (2007), p. 504, 13,50 eu [Traduzione di P. Liberati]

Giorgia Meloni

29 Nov

Jonas è un bambino che sta per compiere dodici anni, e vive in un mondo perfetto, privo di sofferenze, guerre, dolore, organizzato nei suoi più meticolosi particolari. The giver – Il donatore di Lois Lowry (Giunti, 2010) è un libro bellissimo e il ministro Giorgia Meloni si merita questa lettura, sconvolgente e poetica insieme. Poi è un libro che apre ai giovani, ma non solo, una serie infinita di emozioni e commenti che potrebbe far nascere un enorme gruppo di lettura parlamentare, trasversale, civile, politico familiare. Così ognuno di noi potrebbe cercare di delineare il suo mondo perfetto. O forse anche no.

L. Lowry, The Giver – Il donatore, Giunti (2010), pp. 256, 14,50 eu.

Susanna Camusso

29 Nov

Re, cavallo, pedone. Le tensioni sulla scacchiera erano abbastanza forti da deformarla. Poi tac! Scendeva in campo la donna. Per Susanna Camusso La regina degli scacchi di Walter Tevis (minimum fax, 2007), perché, fresca di elezione e di bagni di folla giubilanti, possa trarre profitto dalla Siciliana, dalla Difesa francese e dalla Variante del Dragone per muovere il suo personale Gambetto di Donna e aprire finalmente una nuova partita. Perché con Beth Hammon capisca che avere talento è come disporre di tutti i pezzi degli scacchi, impararne le mosse e rimanere imbattuti è ben altro, almeno nello sport più violento del momento, la politica.


W. Tevis, La regina degli scacchi, minimum fax (2007), pp. 377, 12,50 eu [Traduzione di A. Cecchi]

Maria de Filippi

29 Nov

Era entrato in casa e aveva detto Questa è Blimunda. Perché Baltasar pensava che a uno dovrebbe bastare di conoscere il nome, il nome e basta e aspettare tutta la vita per sapere il resto. A Maria de Filippi Memoriale del Convento di Josè Saramago. Perché non c’è bisogno di sapere tutto tutto tutto tutto di due persone per farle incontrare, o ritrovare. Perché a tutti capita di incontrare qualcuno ed essere felice anche senza l’audience. Perché ci sono persone che ballano, cantano e recitano da sole. Perché il trono è scomodo e le urla annoiano. Perché la gente che non è cresciuta nelle sacrestie, nemmeno ci ritorna. E nemmeno in quelle sacrestie più laiche in cui sono stati trasformati gli studi televisivi.


J. Saramago, Memoriale del Convento, Feltrinelli (1982), pp. 320, 8 eu [Traduzione di R. Desti e C. Radulet]